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Recensione
L'amore ai tempi del colera


La tentazione di trasformare in film l'amore personale per un romanzo o uno scrittore è pericolosa quanto una malattia infettiva. E colpisce quasi tutti i registi del pianeta, incluso il britannico Mike Newell recente vittima di Gabriel García Márquez e del suo "L'amore ai tempi del colera". Nel caso specifico - visto che di colera si tratta - la metafora è quasi letterale e sarebbe stato molto opportuno per Newell osservare una quarantena preventiva per riflettere attentamente su tale impresa, quando questa fluttuava ancora nel mondo delle idee. Lo ha ammesso il regista di "Quattro matrimoni e un funerale": si tratta di amore (per il romanzo e per Márquez) e di voglia di fare un servizio all'umanità, regalandole la prima cine-versione della monumentale opera del premio Nobel colombiano. Purtroppo non esistono mezze misure nel giudizio di queste operazioni, a cui sempre e comunque si deve il merito del coraggio (o follia?) e dell'investimento (che spesso è dell'autore stesso, causa timore di un megaflop da parte del mondo produttivo). Newell è dunque partito per Cartagena - per fedeltà alle location originali - si è circondato delle migliori maestranze e di un cast da Oscar (Javier Bardem e Fernanda Montenegro) in cui ha incluso la "nostra" Giovanna Mezzogiorno per il ruolo di Fermina Daza. Il motivo? Non certo il talento (di cui l'attrice non è priva) ma "quegli incredibili occhi blu: così rari e per questo in grado di suscitare pazzie in Sudamerica". Strutturato in 132 minuti per 50 anni di vita, "L'amore ai tempi del colera" secondo Newell ritrae la passione di Florentino Ariza (Bardem, bravo ma non aiutato dalle pesantezze del trucco che gravano sul personaggio per l'incedere del tempo) per Fermina Daza (a cui la Mezzogiorno dona il meglio di sé nella parte più "anziana" della vita) secondo la poetica della soap opera, o, per meglio integrarsi con lo spirito latino, della telenovela. Il che non è un complimento, ovviamente, laddove per far spazio all'immutabilità dell'amore nella mutevolezza temporale, si è calcata la mano sugli aspetti sceno-narrativi, lasciando completamente fuori la passionalità e l'energia tipiche del tratto marqueziano. Un amore - quello tra i protagonisti sullo schermo - immutevole perché refrigerato in uno schema strutturale rigido, privo di colpi d'ala per una regia che non trova i motivi d'essere di un imponente e purtroppo inutile polpettone.

(2007-12-28)


  

SCHEDA FILM


(Love in the Time of Cholera)
Stati Uniti, 2007, 138', 2007-12-21
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uscita 2008-05-21,
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