Recensione
Espiazione
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Tra i narratori moderni, Ian McEwan è sicuramente uno dei più cinematografici, per la capacità di lavorare per immagini ed utilizzare figure peculiari del linguaggio del cinema, come il montaggio, i flashback, i diversi punti di vista. Non per questo è impresa facile portare sullo schermo i suoi romanzi, specialmente quando si tratta di uno dei più belli scritti negli ultimi vent'anni. Ci ha provato Joe Wright, giovane regista inglese apprezzato per la recente trasposizione di "Orgoglio e pregiudizio", con "Espiazione", pellicola d'apertura della 64a edizione della Mostra del Cinema di Venezia, in cui gareggia per il Leone d'Oro.
L'espiazione del titolo è quella della piccola Briony Tallis, terza e coccolata figlia di una benestante famiglia inglese nella fine degli anni 30, dotata di quella fervida immaginazione che non sempre è sinonimo di felici voli pindarici. Anzi, può portare a fare molto male. Così Briony, testimone inattendibile di gravi eventi, lavora di fantasia e viene creduta, scrivendo a soli 13 anni il romanzo della vita, trascinando appresso vittime innocenti ed autocondannandosi all'eterna espiazione della propria colpa.
Parte alla grande Joe Wright, e il Festival di Venezia si apre degnamente con un'ora di pellicola che rasenta la perfezione. I luoghi, gli eventi, i personaggi creati da McEwan sembrerebbero non poter avere altra forma se non quella proposta da Wright, tanto sono aderenti al romanzo. Ma nell'adattamento di un libro di oltre 300 pagine qualcosa va necessariamente sacrificato, e lo sceneggiatore Christopher Hampton - in accordo col regista - ha scelto di concentrare i tagli dalla seconda parte in poi, sacrificando in particolar modo la sezione finale. Dal momento in cui l'azione si sposta in Francia si ha la sensazione che si perda di vista l'idea dominante del film e alcune sequenze, per quanto stilisticamente strabilianti (come il lunghissimo pianosequenza sulla spiaggia di Dunquerque) risultano narrativamente superflue. Si perde anche l'accattivante struttura iniziale (ripresa dal romanzo) di tornare indietro nel racconto mostrandolo da diversi punti di vista, suggerendo l'inevitabilità di eventi che una volta accaduti non possono essere cambiati.
"Espiazione" rimane comunque un film notevole, grazie anche all'apporto di un cast eccellente. Delle "tre età" della protagonista Briony, intensissimi gli ultimi minuti della Redgrave ma assolutamente sorprendenti i tratti iniziali della giovane Saorsie Ronan (giustamente scritturata da Peter Jackson per il suo prossimo lavoro) che appanna i colleghi ed oscura del tutto la Briony di mezzo Romola Garai. Bravi anche James McAvoy, il Robbie descritto da McEwan come il ragazzo "con l'ottimismo negli occhi", e Keira Knightley, originariamente contattata per interpretare la Briony diciottenne, che si confronta dignitosamente con lo splendido personaggio di Cecilia, in quello che finora è "il" ruolo della sua carriera.